Benvenuti a Chernobyl – diario dalla zona di alienazione

In questi giorni si fa un gran parlare della serie televisiva Chernobyl (made in Hbo). Se anche voi come me siete poveri e non avete Sky potete rifarvi leggendo “Benvenuti a Chernobyl” il mio reportage a fumetti – pubblicato da Il Fatto Quotidiano – in cui racconto la mia esperienza sui luoghi del disastro nel dicembre del 2018.

natangelo

La centrale nucleare ‘Vladimir Il’ič Lenin’ di Chernobyl esplose il 26 aprile 1986, sprigionando nell’atmosfera una nube radioattiva che invase l’europa occidentale arrivando addiritture a toccare le coste nordamericane.

Io ero nato da pochi mesi ma sono certo di ricordare – chissà come – la paranoia radioattiva delle mamme di fine degli anni ’80 (o, almeno, della mia mamma).
Trent’anni dopo, eccomi qui, nell’area intorno alla centrale di Chernobyl (cittadina al confine tra Ucraina e Bielorussia), ancora oggi uno dei posti più letali al mondo: viene definita ‘zona di alienazione’, è quasi del tutto disabitata, completamente chiusa e militarmente controllata. Ma è anche un inaspettato business per l’economia della regione: checkpoint militari e rischi per la salute non bloccano il flusso di visitatori (la parola ‘turista’ non è gradita, a Chernobyl) attratti dal fascino postapocalittico di questa Disneyland all’incontrario. L’unico modo per accedere a quest’area è affidarsi a una guida…

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beh?

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