Elevation, la recensione

Oggi su Il Fatto Quotidiano ho stroncato l’ultimo libro di Stephen King edito da Sperling & Kupfer. Sono sempre stato un fan del Re ma – signori – andava fatto: avanti, ditemi la vostra. 
#elevation#stephenking#natangelo

Ci sono i cani, ma non è Cujo. C’è una cittadina ostile, ma non è Salem’s lot. E c’è un male che consuma il protagonista, ma non è la pazzia di Shining. Accantonata (forse) la crociata twitter antiTrump, Stephen King ci offre Elevation: mieloso raccontino sul buon vicinato, interessante se avesse trama e personaggi degni del Re e se l’elevation non fosse una metafora esplicitata allo stremo. Invece nel libro c’è il messaggio (‘elevati e ama il prossimo tuo’), ma non c’è la storia. C’è King, ma non è King.

5 thoughts on “Elevation, la recensione

  1. Sono un suo grande fan da “La lunga marcia” ma il suo ultimo bello per me è stato “23/11/1963” (e già ne aveva scritti di brutti prima). Resta sempre e comunque “The King” 🙂

  2. Per me King poteva smettere nel 1990 dopo “Four Past Midnight”. Il resto è mestiere, come i Rolling Stones dopo il 1972.

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