Satira stupida e cattiva

Ed ecco che nel dramma ‘Notre-dame’ Repubblica.it titola “Charlie Hebdo non si smentisce: vignetta macabra, insulti sui social”.
E ho pensato ‘vaffanculo’: dinanzi a un pezzo di storia che va in fiamme la satira dovrebbe piagnucolare? Intoniamo i miserere? Facciamo le flagellazioni? Le messe cantate?
No, rivaffanculo.
Il disegnetto di Quasimodo in stile Disney che abbraccia una piccola Notre Dame è tanto caruccio, va bene, ma ora togliamoci i guanti e facciamo sul serio, perchè non è che siamo proprio tutti bimbi di sette anni. Di certo lo sono intellettualmente gli ‘indignati per la vignetta macabra’, che sono gli stessi che poi si sfogano a scrivere ‘insulti sui social’.
Per quanto mi riguarda, lo ribadisco: viva la satira di CH che è “bête et méchant”, stupida e cattiva. E quindi terribilmente umana e vera. Viva.
Tutto il resto è valido, per carità, ma è altra roba.
La satira non vuole farsi voler bene, e la riconosci perchè ti va in culo.
A proposito: scusate le parolacce ma ‘Vaffanculo’ l’ho già scritto?
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14 thoughts on “Satira stupida e cattiva

  1. Copio incollo da wikipedia:

    La satira, storicamente e culturalmente, risponde ad un’esigenza dello spirito umano: l’oscillazione fra sacro e profano[6][7][8]. La satira si occupa da sempre di temi rilevanti, principalmente la politica, la religione, il sesso e la morte,[9] e su questi propone punti di vista alternativi, e attraverso la risata veicola delle piccole verità, semina dubbi, smaschera ipocrisie, attacca i pregiudizi e mette in discussione le convinzioni.

    Penso che il problema di Charlie sia che non fa ridere (nessuno).

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  2. Esattamente. La satira dovrebbe istigare nuovi modi di pensare, rivelare come il potere agisce subdolamente ed invisibilmente sugli oppressi e ‘disegnare’ nuovi mondi – a me non mi sembra proprio che Charlie lo faccia. La provocazione diventa un fine piuttosto che il mezzo…

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  3. E pensare che mentre CH offre il proprio prodotto ai pochi appassionati disposti a remunerare tali opere altri giornalisti le offrono gratuitamente fiutando la polemica e cogliendo l’occasione per infilare inserzioni pubblicitarie ai propri lettori.

    L’impressione che bisogni “studiare” per apprezzare la satira, in quanto forma d’arte, mi ricorda la diatrina di Saverio e Salvatore mentre discutevano sull’arte moderna ed sul teorema di Protagora nel “mistero di Bellavista”(Luciano De Crescenzo)

    Non è che tutti ridano delle stesse cose: C’è chi fa battute per ridere con gli altri e chi le fa per ridere degli altri; Dubito che qualcuno pagherebbe per frequentare persone “stupide e cattive” quando è certo che non sia necessario farlo per “imparare” a farci l’abitudine.

    Se non erro sembra sia possibile pubblicare vignette di svariato tipo, incluse quelle naziste che ho visto riprodotte in articoli di psicologia sulla deumanizzazione. Sembra che in tali casi si tratti di caricature: magari non è satira, non è che ne capisca.

    Mi veniva da chiedere se esistessero dei limiti alla satira ma quella risposta la conosco: La legge stabilisce dei limiti ma non essendo dottore in legge non posso essere certo di saperli interpretare adeguatamente. Mi posso solo affidare al parere di esperti e leggere delle eventuali sentenze.

    A proposito. Qual è stato poi l’esito giudiziario della querela contro CH da parte del comune di Amatrice?

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  4. Ciao Nat,
    Ciao Commentatori

    Arricchito dal sapere che un paio di Anonimi qui sopra non si divertano con CH, leggermente infastidito che uno dei due asserisca sentenzioso che “nessuno” si diverta con le loro vignette, mi interrogo: intanto la rivista francese, scritta in francese, rivolta ad un pubblico per la stragrande maggioranza francese, aveva pubblicato una vignetta diretta verso il presidente francese…
    Mi viene difficile pensare sia che possa essere compresa sino in fondo sia, di conseguenza, che possa in qualche modo divertire, i lettori italiani.

    Ma soprattutto: deve fare esclusivamente, necessariamente ridere, la satira? Possibile che ci si riesca ad indignare anche quando non ci sono morti di mezzo?

    Eventuali spunti di riflessione; buona Pasqua.

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  5. Sono daccordo che la satira non deve far sempre ridere, ma invece far pensare in un modo prima impensabile. Il mio era un commento in termini generali e non solo relativo a CH – quello era uno spunto. Nat ci riesce quasi sempre a fare satira (vedi le ultime vignette). A volte cade nell’errore di CH – provocazione fine a se stessa (scusa Mario, il mio e’ comunque un complimento! e poi comunque tu produci un gran numero di vignette – non e’ cosa facile). Io non mi indigno affatto – la mia e’ indifferenza (che non dovrebbe essere il risultato della satira?). Mi chiedo solo cos’e’ la satira? Io mi sono fatto una mia idea ma sono aperto ad ascoltarne altre… non sono un esperto di satira! Forse e’ un’idea troppo ‘alta’ di satira la mia? Come una forma d’arte? Col rispetto del lavoro di CH e delle opinioni di tutti…

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    • Che io sappia quello di CH è classificato come umorismo nero, un genere particolare di satira che nessuno deve necessariamente ed esclusivamente essere costretto ad apprezzare.

      Sappiamo tutti che, nonostante le oramai cicliche polemiche siano “ritualmente” reiterate, i quotidiani “generalisti” pubblicano ugualmente tali vignette ma non mi risulta alcuno si sia curato di stimare (e rendere noto) quale sia effettivamente il numero di appassionati del genere in Italia: beggar can’t be choosers.

      Dubito che qualsiasi vignetta di umorismo nero possa essere considerata un capolavoro benriuscito ma non posso escludere che CH sia pieno di tesori nazionali viventi (individui che preservano un patrimonio culturale intangibile).

      Siccome quelli di CH sono francesi si potrebbe dire che pochi italiani abbiamo potuto capire fino in fondo l’intento autoriale espresso nelle loro vignette su calamità italiane ma chiedo lo stesso, nel caso qualcuno abbia capito la profonda riflessione figurativa che celavano, di spiegarla ai meno perspicaci.

      Dopotutto sembra ci sia uno studio della scuola medica di Vienna che afferma che chi apprezza l’umorismo nero sia più intelligente, abbia un elevato livello di istruzione e non abbia turbe della personalità. («The most surprising result is that subjects who show the highest values with respect to black humour preference and comprehension show high values with respect to intelligence, have higher education levels and show lowest values regarding mood disturbance and aggression.»)

      Se la satira non deve fare ridere si potrebbero anche spiegare le riflessioni che in quanto manifestazioni di pensiero dovrebbero poter essere “tradotte” anche verbalmente senza insultate nessuno come fanno taluni sui social.

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  6. Tutti tirano l’acqua al proprio mulino…

    e ogni scarrafone è bello a mamma sua….

    CH mi fa quasi sempre schifo e NON sono particolarmente intelligente ( meno male visto gli intelligenti che circolano )

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beh?

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