Benvenuti a Chernobyl – diario dalla zona di alienazione

La centrale nucleare ‘Vladimir Il’ič Lenin’ di Chernobyl esplose il 26 aprile 1986, sprigionando nell’atmosfera una nube radioattiva che invase l’europa occidentale arrivando addiritture a toccare le coste nordamericane.

Io ero nato da pochi mesi ma sono certo di ricordare – chissà come – la paranoia radioattiva delle mamme di fine degli anni ’80 (o, almeno, della mia mamma).
Trent’anni dopo, eccomi qui, nell’area intorno alla centrale di Chernobyl (cittadina al confine tra Ucraina e Bielorussia), ancora oggi uno dei posti più letali al mondo: viene definita ‘zona di alienazione’, è quasi del tutto disabitata, completamente chiusa e militarmente controllata. Ma è anche un inaspettato business per l’economia della regione: checkpoint militari e rischi per la salute non bloccano il flusso di visitatori (la parola ‘turista’ non è gradita, a Chernobyl) attratti dal fascino postapocalittico di questa Disneyland all’incontrario. L’unico modo per accedere a quest’area è affidarsi a una guida autorizzata. A Kiev – capitale ucraina e base imprescindibile per raggiungere Chernobyl, a circa 2 ore di auto di distanza – ci sono molte agenzie che offrono ‘pacchetti’ per tour nei luoghi del disastro: da quelli di un giorno solo (90€ circa) a quelli con pernotto in piena zona radioattiva, da tour per i fotografi a quelli che ricreano l’atmosfera sovietica con tanto di spostamenti a bordo di un bus dei tempi dell’Urss.
Insomma, a ciascuno la sua Chernobyl. Questo è il mio reportage pubblicato da Il Fatto Quotidiano

18 thoughts on “Benvenuti a Chernobyl – diario dalla zona di alienazione

  1. Io nell’86 avevo 15 anni, e mi ricordo benissimo l’evento.
    Fondamentalmente ebbe 2 conseguenze rilevanti: 1) ci fu un referendum che vietò l’uso del nucleare in Italia, rendendoci dipendenti dal petrolio per sempre.
    2) a causa della pioggia di elementi radioattivi, da ricordare lo Stronzio 90 e il Cesio 137, l’insalata era contaminata. E finalmente in casa nostra si smise con l’ossessione per l’erba e si mangiavano bistecche a nastro.

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  2. Qui sembra che tutti pensino sia stata una presa in giro..io faccio parte delle “ragazze di CHERNOBYL, quelle che si sono godute un cancro che non aveva spiegazioni logiche… ma sono viva e scalciante, perciò faccio quello che gli altri si sono dimenticati di farti
    AUGURI DI BUON 2019 E TANTE VIGNETTE CHE FANNO ARRABBIARE CERTE PERSONE!

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    • ma no: ci credemmo tutti; solo alcuni la presero con un po’ di fatalismo (tanto il nanocurie, ‘sto stronzio, piove sui giusti e sugli iniqui, come la cartella esattoriale e – per restare agli anni ottanta – il casco obbligatorio) e un pizzico di humor nero.

      (sono contento che stai bene)

      (qualcuno più sopra ha parlato di bistecche: io ricordo che le fragole praticamente le regalavano, grandi spanzate; e per di più, visto che anche il latte era sospetto untore, anche la panna era quasi gratis.
      il vino e il tabacco purtroppo attraversarono indenni la psicosi)

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  3. Ottimo reportage, Nat !
    Stare a Chernobil per qualche giorno è sicuramente più salutare che stare in Italia con questo clima politico di merda. Sono stato anche io dieci giorni all’estero senza notizie dall’Italia e sono rinato.
    Chernobil è Disneyland in confronto al Bel Paese.
    Buon Anno a te e a chi ti vuole bene (noi)

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  4. Mi sono commosso, questo evento è la causa prima della mia assoluta ostilità alle centrali nucleari a fissione (se mai si arrivasse alla fusione sarei di un parere completamente opposto…).

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  5. L’ha ribloggato su natangeloe ha commentato:

    In questi giorni si fa un gran parlare della serie televisiva Chernobyl (made in Hbo). Se anche voi come me siete poveri e non avete Sky potete rifarvi leggendo “Benvenuti a Chernobyl” il mio reportage a fumetti – pubblicato da Il Fatto Quotidiano – in cui racconto la mia esperienza sui luoghi del disastro nel dicembre del 2018.

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    • Saranno le radiazioni ma c’è qualcosa che non va.
      Alcune vignette sone invertite e sotto Toninellishenko c’è una sforbiciata brutale.
      Anche l’impronta delle tette di Valentina Nappi ha qualcosa di anomalo e i capezzoli divergono in modo inquietante.

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