Leggere la satira: lezione 1

Mi capita spesso di leggere online qualche conversazione riguardante il mio lavoro (il 97% del traffico online è il cosiddetto egosurfing) (parlo del mio traffico online) ma raramente intervengo perchè credo che ciascuno abbia la sua idea e il suo gusto e io sono troppo pigro per salvare il mondo.
Faccio un’eccezione per lo scambio di battute su twitter che vado ora a pubblicare. Premetto che prendo questa conversazione minima solo come caso di scuola, non analizzo una polemica ma riporto una chiacchierata pubblica che mi riguarda, gli utenti esprimono loro legittime opinioni ma c’è un grosso ‘ma’: l’ho trovata utile perchè mette in luce CHIARAMENTE il meccanismo che è alla base di molte ‘polemiche’ create a proposito di una vignetta satirica. Da un lato la malafede di chi manipola e dall’altro la debolezza mentale (è brutto, ma non so come altro chiamarla) con la quale dei lettori privi di strumenti possano approcciarsi a una vignetta. Mescolate e l’indignazione del web è servita.

Tutto inizia con l’utente A – che chiameremo ‘debole’ – che posta un’immagine presa dal web (autrice: Sandra Zingaretti), a proposito della fidanzata di Salvini che stira le camicie (di Salvini, appunto).
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Fin qui, sbadiglione. Un utente X arriva da chissà dove e risponde con una mia vignetta (per Il Fatto Quotidiano) a tema ‘amore leghista’.

Da qui partirà, tra il primo utente (A, utente debole) che ha postato la foto e un altro che si dà un’allure da intellettuale (B, utente in malafede), una conversazione sulla satira così illuminante che – davvero – non ho resistito. Quindi eccovela.

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La prima manipolazione di B  – A ribatte rimanendo nel senso della vignetta

 

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B insiste – A difende il punto ma vacilla

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captatio benevolentiae + ammissione di una (legittima) antipatia

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A cede

 

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Ultima manipolazione + reductio ad Hitlerum

 

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A rientra nel cortile di B

Ciascuno ne tragga le sue conclusioni, io vi saluto affettuosamente con questa foto.
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20 thoughts on “Leggere la satira: lezione 1

  1. GIPI…. che c’entra?!?!
    bah!

    anyway… finchè si parla di gusti, va bene così. sono giustamente soggettivi.
    poi, diverso è quando uno non apprezza perchè, in realtà, non “capisce”.

    dal mio piccolo, che poco conta, per me NAT è il vignettista satirico n.1 (quando non si perde in vignette sognanti con donnine per oggetto), che ha superato anche i “maestri”.

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  2. Carissimo Natangelo,
    purtroppo non tutti sanno o capiscono cosa sia la satira (disse una volta Gigi Proietti che è, fra l’altro, l’anagramma di risata) e vedono dietro sempre ben altri intenti. Basta seguire i commenti sul Fatto Quotidiano. Mi auguro che prima o poi ricevano l’illuminazione (magari proprio mentre inseriscono la spina del ferro da stiro nella presa di corrente).

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  3. Lo ripeto – ormai a noia: come si fa a non volergli bene a Nat? Come ha detto giustamente in una sua vignetta MT (secondo NAT), sarà per colpa del suo faccino!

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  4. Ma se un buon vignettista fa satira e pubblica vignette che sono generalmente belle, ha fatto degnamente il suo lavoro. Se A e B ci vedono cose diverse va bene (non siamo tutti uguali). Oppure se lo vadano a prendere nel c… Tutti e due (come direbbe una nota intellettuale dei 5 stalle).

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  5. La gente è prevenuta, e tende a ricondurre tutto ai propri preconcetti e pregiudizi. Probabilmente, anzi sicuramente, lo faccio anch’io. Un dialogo come quello che riporti, sinceramente, mi sembra un cazzeggio di scarso valore tra due tizi che pensano di avere delle grandi idee, come tutti noi, ma in realtà non fanno altro che guardare il mondo, e le tue vignette, con i loro filtri mentali. Va bene così: loro la pensano in quella maniera e altri la pensano diversamente. Io noto sempre come sia praticamente impossibile convincere una persona a cambiare idea. E la mia idea è che la tua satira sia la migliore che abbia mai incontrato, superando quella di mostri sacri come Vauro, Ellekappa, Staino, Altan… solo per citare alcuni vignettisti che in varie fasi ho molto appezzato e che in certa misura ancora apprezzo. Lascio da parte Chiappori, che neppure so se disegna ancora ma che a suo tempo reputavo veramente straordinario. Però come Nat oggi non c’è nessuno, e posso anche metterlo per scritto… 🙂

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  6. Grande lezione, NAT.
    La questione è che sia A che B vogliono che tu (o il vignettista in genere, il “satirico”) li faccia ridere mantenendo i presupposti di QUELLO CHE FA LORO RIDERE. E soprattutto: POLITICAMENTE RIDERE.
    Finché gli fai il nano, va bene a tutti, però, come un film di Totó. ó ó ó ó.
    Gli fai l’orrido: tutti sulle barricate. Come hanno fatto per Charlie Hebdo.

    Tu vai per la tua strada, metti i nani e le donnine, fai il tratto ed il trattino, batti dove ti va, e se poi hanno tempo da perdere (A + B) per commenti tipo “a me mi piace di più GIGGí, madama la marchesa” facciamoci una risata sopra.
    In fondo sono loro la vera SATIRA 😉 (ed anche quelli che contribuiscano al fatto che tu abbia un salario …)

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  7. La capacità dello stolto, di autoconvincersi con le idee sentite e non pensate, lo mette nella condizione di trovare un nesso, non il, uno! Così alla cazzo. Basta, il suffragio universale non può funzionare.

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  8. O Nat, ma che cazzo te ne frega ?
    Non ti curar di lor etc….mi sembri Calcare quando si macera per un giudizio negativo.
    Nessuno è amato da tutti, anche se sei un grande c’è sempre qualcuno a cui stai sulle palle.
    C’è genta che non capisce Totò…o i Beatles… e giustifica l’antipatia con “dotte” argomentazioni critiche.
    Poveracci.

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  9. La mia tristezza è di sapere che non so. Leggendoti sto meglio (con Moebius&Jodorowsky [ho dovuto prendere il DVD “Santa Sangre” per scrivere correttamente il cognome di Alejandro], Paz e pure Disegni). Ho l’e-mail (perfino PEC). Però non ho Facebook; non ho Twitter; non ho.

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beh?

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